
Ho sempre avuto paura di scrivere email di collaborazione.
Non perché non volessi crescere, o perché non credevo nel mio lavoro. Ma perché ogni volta che dovevo contattare un brand, sentivo come se stessi per chiedere un favore. Come se il fatto che condividessi immagini delicate, fiori, luci soffuse e momenti di calma fosse meno “serio” di un altro tipo di contenuto. Come se il mio stile, così lento, così intimo, non meritasse di essere preso sul serio.
Ero ex assistente di un negozio di fiori. Sapevo come tagliare uno stelo, come abbinare i colori, come far durare una rosa più a lungo. Quando ho iniziato su OnlyFans, ho portato con me quella delicatezza. Non volevo mostrare corpi, volevo mostrare atmosfere. Il profumo di un mazzo di lavanda appena tagliato, la luce del mattino che entra dalla finestra mentre bevo il tè, la mia mano che sfiora un petalo. Era tutto ciò che sentivo di poter offrire — e temevo che non bastasse.
Le prime volte che ho provato a scrivere email, le cancellavo tutte. Scrivevo: “Ciao, sono una creatrice su OnlyFans, faccio contenuti romantici, mi piacerebbe collaborare.” Poi cancellavo. Riscrivevo: “Sono una influencer di stile di vita, ho 12.000 follower, sono elegante e professionale.” Poi cancellavo di nuovo. Non riuscivo a trovare il tono giusto. Non volevo sembrare troppo umile, ma nemmeno troppo sicura. Volevo essere vera. Ma non sapevo come farlo senza sentirmi in imbarazzo.
Poi, un giorno, ho letto di Lisa Buckwitz, l’atleta tedesca che ha usato OnlyFans per finanziare la sua preparazione ai Giochi Olimpici. Non ha scritto un messaggio di vendita. Ha scritto una storia: “Ho bisogno di coprire i costi del bobsleigh. Ho scelto questa piattaforma perché posso essere io stessa, senza dovermi trasformare in qualcun altro.” Non ha chiesto soldi. Ha spiegato il suo perché.
Quel giorno ho capito qualcosa: non serve convincere. Serve raccontare.
Ho cominciato a scrivere le mie email come se stessi scrivendo una lettera a una persona che mi piaceva, non a un brand. Non ho più detto “ho 12.000 follower”. Ho detto: “Ho creato uno spazio dove le persone possono respirare. Dove qualcuno mi scrive ogni settimana che, guardando le mie immagini, si sente un po’ meno solo.” Non ho detto “voglio collaborare”. Ho detto: “Ho visto il vostro nuovo progetto per la linea di candele ‘Serenity’ e mi ha colpito. Sembra fatto con lo stesso rispetto che io ho per i momenti tranquilli. Mi piacerebbe capire se c’è un modo per unire i nostri mondi.”
Ho smesso di parlare di numeri. Ho iniziato a parlare di valori.
Ho imparato che i brand cercano autenticità, non follower. E che un brand che si allinea con il tuo stile non ti chiederà di cambiare. Ti chiederà di essere te.
Ho inviato tre email così, nei mesi scorsi. Due non hanno risposto. Una ha risposto in tre righe: “Siamo rimasti colpiti dalla tua voce. Non abbiamo mai visto qualcuno che parla di quiete in questo modo. Possiamo parlare?”.
La collaborazione è durata tre mesi. Non ho fatto video espliciti. Non ho indossato abiti firmati. Ho mostrato le mie candele accese sul tavolo da lavoro, con un mazzo di rose bianche e un taccuino aperto. Ho scritto una breve storia insieme a loro, sul perché la quiete è un lusso. L’hanno usata sul loro sito, e poi su Instagram. Non ho guadagnato un milione. Ma ho guadagnato rispetto. E un’altra cosa: la certezza che il mio modo di fare contenuti ha valore.
Da allora, non scrivo più email per “promuovere”. Scrivo per connettermi.
Se anche tu senti che il tuo stile è troppo “morbido”, troppo “lento”, troppo “non abbastanza”, ti dico questo: non lo sei. Il mondo ha bisogno di più quiete. Di più bellezza senza rumore. E se un brand non lo capisce, non è il tuo problema. È il loro.
Non ho mai avuto un agente. Non ho mai pagato per una campagna pubblicitaria. Ho solo imparato a parlare con onestà. E ho scoperto che, quando lo fai, la gente risponde.
Se vuoi provare anche tu, inizia così: prendi un foglio. Scrivi tre cose che ami del tuo contenuto. Non “ho tanti follower” o “sono bella”. Ma: “Amo come la luce cade sul mio tè la mattina”. “Amo che le persone mi scrivono che si sentono al sicuro qui.” “Amo che non devo urlare per essere sentita.”
Quelle tre cose? Sono il tuo punto di partenza.
Non devi essere la più popolare. Devi essere la più vera.
E se un giorno qualcuno ti chiederà: “Come hai fatto a crescere?”, potrai rispondere con calma: “Ho smesso di chiedere permesso. Ho iniziato a condividere ciò che già avevo.”
Se vuoi trovare brand che rispettano questo approccio, e non solo quelli che vogliono sfruttare la tua immagine, puoi unirti alla rete globale di Top10Fans. È gratis. E non ti chiederà di cambiare chi sei.
📚 Approfondimenti localizzati
Se vuoi vedere come altri creator italiani stanno costruendo collaborazioni autentiche, ecco alcune storie che mi hanno ispirato.
🔸 Atleta olímpica alemana recurre a OnlyFans como patrocinio para financiar su preparación deportiva
🗞️ Fonte: El Jacaguero – 📅 2026-02-06
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🔸 Kate Nash Appeared Before Parliament to Address Financial Strain on Artists After Funding Latest Tours Through OnlyFans
🗞️ Fonte: VICE – 📅 2026-02-05
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🔸 Top10Fans Global Creator Community
🗞️ Fonte: Top10Fans Official – 📅 2026-02-08
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📌 Avvertenza
Questo post raccoglie informazioni pubbliche e alcune riflessioni personali supportate dall’AI.
Non è un manuale, né un consiglio universale: è solo il mio percorso.
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